Oblion – La Cospirazione. Scarica l’anteprima gratuitamente..

Prologo
Roma, Novembre 2013.
Ore 01. 52
C’erano poche auto  in  giro,  a
quell’ora della notte, anzi quasi nessuna. La strada,
che  costeggiava  le  piste  di  atterraggio
dell’aeroporto  Leonardo  da  Vinci,  sembrava
sospesa  in  una  specie  di  letargo.  L’atmosfera  in
Viale  Coccia  di  Morto  era  simile  a  quella  di  quei
vecchi  film  thriller  parapsicologici  degli  anni
cinquanta  o  sessanta;  da  un  momento  all’altro  ti
aspettavi  di  vedere  sbucare  dalle  nebbie
l’Olandese  Volante.  Dal  galeone  fantasma,
proveniente da chissà quale strappo
spaziotemporale, i fantasmi dei marinai avrebbero
cantato  a  squarciagola  l’Inno  dell’Antico  Marinaio
mentre ti sparavano addosso pezzi di piombo con i
loro  rumorosi  e  letali  archibugi.  Oppure  ti
auguravi  di  non  incontrare  qualche  Zombie  che
faceva  l’autostop  e  ti  invitava  a  cena  a  casa
sua…forse saresti stato tu la portata principale !

Anche  l’attività  dell’aeroporto  era  minima,  il
tempo  pessimo  non  aiutava  le  manovre  di
atterraggio  e  decollo  degli  aeroplani,  però  il
personale  della  sorveglianza  era  stranamente  in
grande attività.
Lungo tutto il perimetro, aldilà della rete metallica
che  lo  delimitava,  c’erano  automobili  della
sorveglianza  aeroportuale  con  i  lampeggianti
accesi,  stava  sicuramente  accadendo  qualcosa  di
inusuale.  Le  squadre  di  sicurezza  dell’aeroporto
presidiavano tutta la zona e parevano interessate a
qualsiasi  automobile  viaggiasse  lungo  il  tragitto
che  portava  dal  comune  di  Fiumicino  a  Focene,
percorrendo Viale Coccia di Morto.
Il  freddo  era  pungente,  d’altronde  andare  in  giro
alle  due  di  notte,  in  pieno  inverno,  non  era
sicuramente divertente.
Il sistema di riscaldamento  di  quella  vecchia  utilitaria
giapponese era guasto, l’umidità faceva appannare
il  parabrezza,  obbligando  il  conducente  ad
asciugarlo  costantemente  con  uno  straccio
asciutto.
“Maledetta  condensa,  maledetta  macchina  !  Meno
male che almeno lo stereo funziona ancora !”
La  sua  unica  compagnia  era  la  musica,  ma  non
sopportava  le  stazioni  radio  che  trasmettevano
esclusivamente  musica  Italiana  o  brani
commerciali  internazionali,  roba  che  gli  faceva
l’effetto del fumo negli occhi.

Non  amava  la  musica  troppo  sdolcinata  e
nemmeno  il  falso  rock  di  alcuni  famosi  musicisti
Italiani.  Il  pop  poi…non  lo  sopportava,  lo
considerava  un  genere  musicale  creato  in  un
supermercato, fatto per fare soldi, in poche parole.
Le  sue  peggiori  idiosincrasie  affioravano  quando
ascoltava,  per  sbaglio  ovviamente,  qualche  “Boy
Band”  o  “Girl  Band”,  macchine  per  fare  soldi
costruite  a  tavolino  che  con  la  musica,  la  vera
musica, avevano veramente poco a che fare.
Massimo Petrucci, detto Max dagli amici, preferiva
la  musica  rock,  ne  era  un  vero  cultore.  Amava
quella musica che ti sferza di ondate di adrenalina,
per  lui  era  più  efficace  del  caffè,  anche  se  vista
l’ora  tarda  e  la  temperatura  gelida,  forse  un  buon
cappuccino caldo sarebbe stato molto apprezzato.
“Spero  proprio  che  questa  sia  la  volta  buona,  non
potrei sopportare un altro buco nell’acqua. “
Cercando  al  contempo  di  mantenere  il  controllo
del  veicolo  sulla  strada  viscida  e  bagnata,
sostituiva  un  CD  che  era  oramai  arrivato  al
termine  dell’ultimo  brano,  con  uno  tutto  nuovo,
che gli aveva regalato un suo amico musicista. Era
roba  forte,  Heavy  Metal  allo  stato  puro,  condito
con sfumature elettroniche e progressive.
”Mica male…”
Il  primo  brano  era  iniziato  da  pochi  secondi  e  lui
sembrava  assaporarlo  come  si  fa  con  un  buon
bicchiere di vino.
Sulla copertina dell’album, illuminata a fatica dalla
luce  dei  lampioni  che  filtrava  attraverso  il
parabrezza  bagnato,  poteva  leggere  a  malapena  il
nome del musicista:
QUANTUM ILLUSION
L’ombra  in  movimento  dei  tergicristalli,  che  si
proiettava  sulla  plastica  lucida  della  custodia  del
CD,  lo  richiamava  a  concentrarsi  sulla  guida
mentre  ripensava  agli  eventi  che  lo  avevano
portato fin lì.
Era  circa  mezzanotte  e  quarantasei  quando  il
telefono  cominciò  a  squillare;  Max  aveva  preso
sonno  da  poco  e  si  trovava  in  uno  stato  di
profondo  rilassamento.  Malauguratamente  aveva
dimenticato di spegnere il telefono cellulare e quel
fracasso inaspettato lo fece sobbalzare dal letto.
«Ma  chi  cavolo  è  a  quest’ora  ?Grazie  mille  mi  hai
rovinato il sonno !»
Max  raccolse  con  rabbia  il  telefono  poggiato  sulla
scrivania,  maledicendo  l’ennesima  nottata  che
avrebbe  passato  in  bianco  e  senza  nemmeno
controllare  il  numero  del  mittente  rispose  alla
chiamata,  dopotutto  poteva  essere  una  cosa
importante.
«Pronto ! Chi mi cerca a quest’ora ?»

Una  voce  rauca  e  dal  forte  accento  Romanesco
domandò: «Pronto ? Parlo col signor Petrucci ?»
«Si, sono Io, mi dica, chi è lei ?»
«Senta…Io stò qua, a Fiumicino ! Sò appena tornato
da  una  battuta  de  pesca  e  ho  visto  qualcosa  nel
cielo, dalle parti de Focene, o Fregene…si insomma
! Da quella parte !»
«…Scusi,  ma  non  ho  capito  bene,  mi  ha  chiamato
per dirmi cosa ?»
«Si avemo visto un…come lo chiamate voi…un UFO
che atterrava nei boschi, tra Focene e Fregene. Ho
chiamato a Polizia, i Carabinieri e i Vigili der Foco
ma  a  loro  non  interessa  stà  roba  quà  !  Allora
l’amico mio m’ha detto de chiamà uno de voi, che
studiate ste cose. »
«Ha visto un Ufo atterrare nei boschi tra Fregene e
Focene…interessante. Che forma aveva ?E mi dica,
Lei come ha fatto ad avere il mio numero ?Scusi se
lo chiedo. »
«St’amico  mio…Arnaldo.  C’ha  una  rivista,  un
giornale  che  parla  de  Ufo,  e  ha  trovato  il  suo
numero  nella  cosa…delle  segnalazioni  !  E  com’è
fatto  ?  Era  una  luce,  fortissima  e  colorata  de
Rosso…»

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